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Antiproibizionismo

Servizi di riduzione del danno, reti di città antiproibizioniste, maggiore disponibilità di farmaci a base di cannabinoidi

La provincia di Milano oggi è un crocevia importante per quanto riguarda il mercato delle sostanze, con la rilevazione negli ultimi anni di un aumento del consumo delle droghe sintetiche, che possono fare affidamento sulla costruzione chimica per eludere i controlli per poi essere catalogate come NPS (Nuove Sostanze Psicoattive).  

La cultura proibizionista ha lasciato ampio campo alla criminalità organizzata che solo rispetto al mercato della cannabis guadagna più di 6 miliardi di euro all’anno, mentre questa pianta sta trovando la sua legalizzazione in molti paesi del mondo, vista l’evidenza scientifica che rileva come questa sostanza possa essere controllata, così come l’alcol o la nicotina. Eppure è la sostanza più perseguitata d’Italia: la sua proibizione non tutela i giovani, che hanno a che fare con le piazze di spaccio, diminuisce la sicurezza, arricchisce la criminalità, alimenta il pregiudizio sulle persone: il più delle volte lo stigma cade in particolare su persone che vivono già in condizioni di marginalità. 

La priorità dovrebbe invece essere la riduzione del danno, una possibilità concreta e di utilità ormai sperimentata. Ed è urgente passare da un approccio penale e repressivo ad un approccio sociale e laico, che formi coscienza e conoscenza, come avviene già in molte città europee.

Intanto, la produzione di cannabis terapeutica non è in grado di soddisfare il fabbisogno dei pazienti, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. La piattaforma monitorcannabis.it, sviluppata per segnalare le carenze di farmaco, segnala una grandi carenze proprio a Milano.

Da quanto si apprende dalla Survey del Professional Knowledge Empowerment group, 3 medici su 4 hanno scarsa o alcuna conoscenza della cannabis terapeutica, mentre il 52% dei medici chiede una maggiore formazione sul tema. 

Tra le iniziative proposte:

  • Attivazione di un protocollo con le Università, l’Ordine dei medici e le Farmacie territoriali, a partire da quelle Comunali, per la realizzazione di percorsi di formazione sulla prescrizione medica e l’approvvigionamento di medicinali a base di cannabinoidi
  • Promozione di reti tra istituzioni, accademia e privati per la promozione di progetti di ricerca-impresa sulla produzione, l’estrazione di principio attivo e la migliore trasformazione in farmaci dei principi attivi della cannabis anche con la messa a disposizione di immobili e spazi dismessi di proprietà pubblica al fine di aumentare l’offerta e la produzione di cannabis terapeutica. 
  • Creazione di un capitolo di bilancio dedicato alla riduzione del danno e alla sicurezza pubblica per il finanziamento di servizi territoriali di drug checking, salute pubblica e mediazione sociale volte ad intercettare il consumo di sostanze, informare e indirizzare verso i servizi promossi dal Comune anche in collaborazione con le realtà territoriali e le Ats, come richiesto anche dalla proposta di deliberazione di iniziativa popolare dei radicali milanesi 
  • Creazione di reti di città europee che lavorino sui princìpi della Carta di Varsavia del 2016 per uscire dall’insuccesso delle politiche proibizioniste, sperimentando nuove forme di governo del fenomeno e scambiando informazioni migliori pratiche
  • Organizzazione dell’assistenza e cura esterna dei detenuti dipendenti da sostanze stupefacenti o alcol, circa il 30% della popolazione detenuta, con il duplice scopo di ottenere terapie più adatte e ridurre il sovraffollamento carcerario, che è un problema per tutte le persone che vivono le carceri: dai detenuti, alla polizia penitenziaria, agli operatori.