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Diritti

Formazione per il personale comunale sui temi della diversità, servizi inclusivi, apertura della città al turismo e alla comunità lgbt

Milano ha fatto dell’apertura al mondo e ai diritti una delle chiavi del successo della propria immagine e della propria attrattività sociale, culturale ed economica. Un tratto distintivo da consolidare e allargare sempre più con l’obiettivo di garantire i migliori standard internazionali sul fronte dei diritti con l’ambizione di essere guida e punto di riferimento su questi temi rilevanti per la qualità della vita.

Tra le iniziative proposte:

  • Formare sui temi LGBTQI+ i dipendenti del Comune di Milano, in particolare per quanto riguarda le persone impiegate nel settore dei servizi sociali, dell’anagrafe e della polizia locale. Sensibilizzare i decisori pubblici sui temi LGBTQI+ con percorsi loro dedicati.
  • Incentivare programmi di prevenzione contro le discriminazioni LGBTQI+ con risorse idonee.  
  • Promuovere iniziative per riconoscere l’esercizio del sex work e incentivare l’assistenza alle sex worker, con particolare attenzione alle specifiche vulnerabilità delle sex worker transgender ed immigrate. Anche su questo tema il proibizionismo ha fallito, l’attuale normativa italiana scarica sulle sex worker tutto il peso di un lavoro che non viene riconosciuto.
  • Incentivare programmi di prevenzione delle Infezioni Sessualmente Trasmissibili, con particolare attenzione alle politiche di sensibilizzazione, prevenzione e de-stigmatizzazione dell’HIV. Milano Checkpoint e Milan Fast Track city sono iniziative valide, ma hanno bisogno di più fondi e di essere ampliate.
  • Rendere possibile rettificare il nome sulla tessere identificative, a partire dal Trasporto pubblico locale, delle persone transgender che hanno i documenti non conformi alla propria identità di genere. L’identità alias è già adottata al momento in diversi atenei milanesi e lombardi.
  • Sollecitare le realtà che gestiscono l’edilizia popolare ad aggiornare la contrattualistica e ad offrire servizi rispettosi delle persone transgender. Mettere a disposizione appartamenti temporanei (almeno 10) per uomini e donne transgender in grave difficoltà. La Casa Arcobaleno di Milano è sicuramente un’esperienza positiva da preservare ed ampliare, ma al momento presenta limiti di età e nel raggio di azione che andranno superati. 
  • Sensibilizzare i servizi sul territorio (centri per l’impiego et similia) sul modo corretto per approcciarsi alle persone transgender in cerca di occupazione e favorire l’inserimento lavorativo delle persone transgender, spesso escluse dal mercato del lavoro perché vittime di discriminazioni. 
  • Incentivare iniziative di monitoraggio e ascolto della popolazione carceraria sul territorio milanese, in particolare transgender, spesso vittima di ulteriori discriminazioni e violenze nelle carceri. Le persone transgender vanno inserite nel contesto carcerario adeguato alla propria identità di genere e non devono subire trattamenti degradanti durante la propria detenzione da parte del personale.
  • Aderire alle reti di città per il matrimonio egualitario: Mayors for the Freedom to Marry.
  • Riconoscere pienamente i diritti delle famiglie arcobaleno facendo venire meno incertezze e discriminazioni subite in questi anni a causa dei ritardi e del mancato riconoscimento: adozione di specifiche linee guida e avvio di una campagna nazionale per ottenere un intervento normativo in materia.
  • Promuovere nelle strutture sanitarie presenti sul territorio comunale/della città metropolitana una maggior consapevolezza dell’intersessualità. Le persone intersessuali spesso subiscono in tenera età delle vere e proprie mutilazioni genitali. 
  • Milano “porto sicuro” per i rifugiati LGBTQI+: impegnare il Comune di Milano ad analizzare il tema dei migranti e richiedenti asilo LGBTQI+ finanziando ricerche su chi fugge per timori di persecuzioni, chi arriva in Italia e quali sfide affronta. Ampliare i servizi ad hoc. 
  • Avviare iniziative di confronto, anche attraverso gemellaggi, per ampliare il confronto sui diritti in sede europea e denunciare le politiche omotransfobiche in atto in Ungheria e in Polonia. Proclamare Milano “LGBTQI+ inclusive zone”.
  • Monitorare il turismo LGBTQI+ coinvolgendo anche le attività commerciali milanesi e le associazioni sul territorio in vista della convention IGLTA sul turismo LGBTQI+ che è stata rimandata dal 2020 al 2022 a causa della pandemia.